Aletheia
Una come tante
Poteva stare ore e ore a scrivere di ciò che aveva visto o a colorare fumetti in bianco e nero ma se le chiedevi di disegnare qualcosa lei iniziava dalla testa di un cavallo, un delfino o da una casa circondata da prati con un albero al lato e un arbusto poco sotto la finestra. Non cambiava mai i soggetti. Amava la certezza di riuscire nelle cose che voleva fare e non sopportava la competizione.
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Le parole di suo padre le risuonavano nella testa: “la figlia di Alberto si è laureata e tu devi ripete l’anno” e nonostante l’amore sconsiderato che lui provava per lei, erano quelle parole dette nel momento sbagliato a segnare parte del suo futuro. Lei non avrebbe mai tentato di essere migliore di nessuno, non pubblicamente almeno. Non avrebbe mai lottato per qualcuno o per qualcosa. Avrebbe combattuto le sue battaglie da sola e senza dirlo per non creare aspettative, in questo modo non avrebbe mai più visto la delusione negli occhi degli altri come la vide negli occhi di suo padre.
Crescendo diventava sempre più orgogliosa di se stessa e di quello che concludeva nella vita nonostante non avesse finito gli studi e tutto ciò che voleva fare era diventare più brava di chi le stava attorno, allora dava la massima disponibilità, faceva favori, era gentile e non faceva mai rumore. Non faceva mai vedere di esserci rimasta male per qualcosa perché sapeva com’era brutto quando qualcuno ti rovinava l’umore e di conseguenza la giornata. Quella persona poteva caderti dal cuore, potevi rimanere molto delusa da lei. Non diceva mai che le pesava fare qualcosa che le era stato chiesto perché magari la persona in questione avrebbe potuto cambiare opinione su di lei.
Povera illusa.
Che pena che era arrivata a farmi. Non so esattamente cosa si aspettava. Forse pensava di essere in quei film in cui ad un certo punto arriva la persona che ti dona l’intera eredità perché pensa che lo meriti e “vissero tutti felici e contenti”, oppure credeva che l’intera comunità si sarebbe movimentata nel momento in cui lei avesse avuto bisogno. Invece no.
Ha comprato casa dopo essersi fatta in quattro.
Ha mantenuto il suo lavoro dopo essersi rotta la schiena.
Ha ricevuto i complimenti molto di rado e non sono mai stati regalati.
Foto di Anita Jankovic su Unsplash
Allora si è rotta. Come una boccia di vetro ha fatto crack.
Si è spezzata quella cosa che teneva e filtrava tutto il peso di un’esistenza fatta di stenti emotivi e come acqua ha iniziato a sgorgare da tutte le parti restituendo a tutti ogni dolore inflitto, bagnandoli di ciò che ha ricevuto.
Ma quindi era una brava persona o no?
Si e no. Come tutti.
Era una persona così tanto sensibile che sarebbe stato un bene per lei non riuscire ad amare tanto.
Amava le persone, amava la vita, ma dopo aver capito le prime ha deciso di cambiare per vivere davvero la seconda.




Sono passata davanti a questo testo come si passa davanti ad una vetrina e ci si specchia per caso. Non lo specchio di casa, dovevo vediamo ciò che vogliamo vedere, ma un vetro chiaro e limpido, che raffigura ciò che vogliamo evitare.