Dalla parte della pace
Definisci "guerra"
E’ possibile che ogni volto venga dimenticato ma la morte non mi fa paura. La guardo come processo di vita, ma riesco a dargli il giusto senso solo quando il volto è segnato dalle rughe.
La morte per malattia, nonostante anch’essa naturale, porta con sé il dolore di chi va e di chi resta.
Poi c’è la morte nel rimanere vivi: il dolore che solo un genitore con le braccia alleggerite contro la sua volontà può conoscere.
Ha proprio ragione chi diceva che chi perde un genitore viene chiamato orfano, chi perde il partner resta vedovo ma chi perde un figlio resta un genitore che ha perso un figlio, perché è contro natura e nemmeno le parole possono spiegare cosa ne resta di quella persona.
Oggi, come ieri e quelli prima ancora, il mio pensiero va a tutti quei bambini che vivono col dolore di una ferita o di una perdita. A quegli occhi confusi che cercano la propria famiglia, che vorrebbero la pace. A tutte quelle mamme e quei papà che hanno visto il proprio bambino morirgli tra le braccia.
Le braccia troppo leggere di chi ha perso un figlio sono quelle che fanno più male.
Se la guerra esiste è solo perché c’è chi ti dice “definisci bambino”.
La guerra fa schifo. Ma qui non si parla di una guerra, qui si parla dell’eliminazione di un intero popolo.
La guerra è di quelli privi di empatia, senza cuore e senza palle, perché è facile vincere o perdere quando in gioco non c’è la tua vita. E’ facile metterci la faccia quando non è segnata dalla disperazione di aver perso tutto.
Il genocidio invece è atto dei vigliacchi, demoni senza anima e privi di capacità sinaptiche: zombie che danno ordini ad altri zombie in grado di tenere in mano un mitra ma non un libro.
Gente non umana che grida al potere e colpisce alle spalle di un mondo che vede e tace. Fino ad oggi.



Quando ho sentito quella frase " definisci bambino" sono morta una seconda volta. I bambini subiscono tantissime cose, io sono morta a 4 anni, sotto il peso di un uomo che mi faceva cose. E conosco il dolore estremo. Ho anche perso un genitore e abbraccio bambole per ritrovarmi.